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QUANDO IL GUSCIO COMMENTA


Ieri ho pubblicato un post duro, parlando di persone ormai “spolpate”, ridotte a gusci vuoti, e qualcuno avrà pensato che stessi esagerando.

Poi stamattina mi sono trovata davanti ai commenti sotto un articolo che parlava di Machina Sacra, una performance artistica realizzata a Bosco, frazione di San Giovanni a Piro, nel Cilento.

Una processione guidata dall’intelligenza artificiale, uno schermo portato per le strade, smartphone collegati tramite QR code, una litania digitale, una riflessione sul rapporto tra spiritualità, tecnologia e comunità.

Nell’articolo era scritto chiaramente: “Non si tratta di un rito religioso, ma di un progetto artistico”.

Eppure centinaia di persone si sono fermate al titolo, alla foto, alla prima impressione.

E sono partite.

“Satanismo puro.”

“L’IA rappresenta il male assoluto.”

“Iniziativa blasfema, provocatoria e squallida.”

“Una sola domanda: ma perché?”

“Non toccare i santi.”

Ecco. Quando parlo di gusci vuoti, parlo anche di questo.

Non solo persone scollegate dall’anima. Non solo persone parassitate, svuotate, manipolate, bensì persone spolpate anche della capacità minima di pensare.

Leggere un testo. Capire il contesto. Distinguere una performance da un rito. Distinguere una riflessione simbolica da un’adorazione. Distinguere la critica alla tecnologia dal culto della tecnologia.

Fermarsi tre secondi prima di vomitare indignazione.

Molte persone non stanno più guardando davvero ciò che hanno davanti, guardano una foto, leggono un titolo, e dentro di loro parte immediatamente un film costruito sulle loro paure.

Non vedono l’opera. Vedono il loro terrore.

Non stanno interpretando un gesto artistico. Stanno proiettando fuori la loro ombra, la loro ignoranza, il loro panico, la loro visione già pronta del mondo.

La cosa esterna diventa solo uno schermo, e su quello schermo proiettano tutto ciò che hanno dentro.

Processione + IA + cappella = satanismo.

Fine del pensiero.

Nessuna domanda. Nessuna lettura. Nessuna capacità di stare nel dubbio.

Solo reazione automatica.

Il paradosso è quasi perfetto: una performance che probabilmente voleva riflettere sul modo in cui la tecnologia sta occupando spazi sempre più rituali e sacrali nella nostra vita, viene presa alla lettera proprio da chi non riesce più a leggere un simbolo. E quindi la performance funziona fin troppo bene.

Mostra una società che non sa più interpretare. Sa solo reagire.

Vede un’immagine e parte il riflesso condizionato.

Non legge. Non comprende. Non distingue.

Non si chiede: “Che cosa stanno cercando di dire?”

No. Cerca subito un nemico.

La cosa ancora più grave è questa: quegli insulti non cadono nel vuoto. Dietro quella performance ci sono persone. Ci sono artisti. Ci sono ragazzi molto giovani, in una fase in cui stanno sperimentando, cercando un linguaggio, provando a interrogare il mondo attraverso l’arte.

E cosa ricevono?

Una valanga di odio, derisione, accuse, condanne morali e spirituali da parte di adulti che non si sono presi nemmeno la briga di leggere quattro righe.

Questo è il mondo che stiamo costruendo?

Un mondo in cui i giovani provano a fare una riflessione artistica e gli adulti, invece di pensare, li lapidano nei commenti?

Poi ci chiediamo perché tanti ragazzi smettano di creare, di esporsi, di osare.

Ci domandiamo perché preferiscano chiudersi, sparire, vivere in mondi digitali, parlare solo tra loro.

Forse perché ogni volta che provano a portare fuori qualcosa, trovano una massa di adulti terrorizzati, reattivi, ignoranti e violenti, pronti a chiamare “satanismo” qualunque cosa non capiscano entro tre secondi.

L’intelligenza artificiale può essere un pericolo, certo. Può diventare strumento di controllo, alienazione, sostituzione, manipolazione. Può amplificare il vuoto di chi è già vuoto. Ma qui il problema non è l’intelligenza artificiale.

Qui il problema è l’assenza di intelligenza naturale davanti a qualunque cosa richieda più di una reazione istintiva.

Perché una persona viva, presente, cosciente, può anche criticare quell’opera.

Può dire: non mi piace, mi disturba, trovo rischioso accostare spiritualità e tecnologia, secondo me il messaggio è ambiguo, questa performance non funziona, o funziona male.

Questa è critica, ma urlare “satanismo puro” sotto un articolo che nemmeno si è letto non è critica.

È automatismo. È il guscio che commenta.

E quando il guscio commenta, non cerca verità. Cerca solo un bersaglio.

Non mi interessa difendere quella performance, voglio osservare la reazione. Perché il livello di coscienza di una società non si vede solo da ciò che crea, si vede anche da come reagisce a ciò che non capisce.

Se davanti a un’opera simbolica la tua unica risposta è insultare dei ragazzi perché non hai capito cosa stavano facendo, forse il problema non è l’intelligenza artificiale.

Il problema è che l’intelligenza reale, da qualche parte, si è già spenta.


Lorena Laurenti

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