QUANDO LA POSSIBILITÀ DI CAMBIARE DIVENTA REALE
- Lorena Laurenti

- 6 ago
- Tempo di lettura: 3 min

Qualche giorno fa una persona mi ha contattato per chiedermi aiuto.
Nel primo messaggio mi ha scritto che mi seguiva da tempo, che sentiva che potevo essere l’unica persona capace di aiutarla davvero a uscire da blocchi presenti da tutta la vita e che non era riuscita a risolvere attraverso percorsi medici, psicologici o di altro genere.
Ha scelto di richiedere un’Analisi Energetica Profonda.
Ha compilato correttamente il modulo, ha raccontato la propria situazione con lucidità, ha scritto mail precise e coerenti. Non mi è sembrata una persona incapace di comprendere ciò che stava chiedendo né di valutare una decisione.
Osservando il suo campo, ho rilevato una situazione molto pesante, con un forte parassitaggio energetico e numerose dinamiche collegate. Ma ho anche percepito che, con una reale disponibilità a lavorare, quella persona avrebbe potuto affrontare ciò che stava emergendo.
Non accetto automaticamente ogni richiesta.
In questo caso, dopo avere valutato la situazione, ho dato la mia disponibilità.
La persona ha confermato e ha effettuato il pagamento.
Mezz’ora dopo mi ha scritto soltanto: “Rinuncio a tutto. Non fare nulla”.
Nessuna spiegazione. Nessun confronto. Nessun elemento nuovo emerso nel frattempo. Solo una chiusura improvvisa e totale.
Racconto questo episodio non per parlare di quella singola persona, che resterà naturalmente anonima, ma perché negli ultimi mesi questa dinamica si sta ripetendo spesso.
Persone che mi cercano, mi raccontano il loro dolore, compilano il modulo, inviano la fotografia, dicono di voler cambiare e sembrano decise.
Poi, nel momento in cui ricevono una conferma concreta e il lavoro può iniziare davvero, si tirano indietro.
Questo perché desiderare di cambiare e scegliere di cambiare non sono la stessa cosa.
Finché la trasformazione è soltanto un pensiero, può sembrare bellissima.
“Voglio liberarmi.”
“Voglio finalmente capire.”
“Voglio uscire da questo schema.”
“Voglio riprendermi la mia vita.”
Però, quando compare davvero uno strumento capace di portare alla luce ciò che è rimasto nascosto per anni, quella fantasia diventa una porta reale… e davanti alla porta reale arriva la paura. Una fottuta paura.
La paura di vedere.
La paura di scoprire quanto è profondo il problema.
La paura di non poter più tornare a raccontarsi la stessa storia.
La paura di perdere identità, relazioni, abitudini e gabbie che fanno soffrire, ma che almeno sono conosciute.
La paura di diventare responsabili della propria libertà.
Quando il campo è già pesantemente parassitato, quella paura non rimane una semplice emozione, viene amplificata. Le interferenze trovano una crepa perfetta in cui infilarsi. Alimentano dubbi, pensieri ossessivi, sospetti, improvvise inversioni di rotta.
“Forse è meglio di no.”
“Forse non è il momento.”
“Forse sto sbagliando.”
“Forse è pericoloso.”
“Forse devo aspettare.”
“Forse posso farcela da solo.”
A volte le interferenze trovano voce anche nelle persone vicine, sfruttandone paure, sospetti e parassitaggi.
“Ma davvero vuoi farlo? Sei proprio sicuro?”
“Non fidarti di questa persona.”
“Ho sentito qualcuno che ne parlava male.”
“Secondo me non è pulita.”
E così una persona che fino a mezz’ora prima era lucida e decisa può improvvisamente chiudere tutto senza neppure riuscire a spiegare il motivo, o senza volerlo spiegare, perché per sostenerlo dovrebbe guardare in faccia la propria fuga.
Non perché non desideri stare meglio, ma perché una parte di lei ha compreso che stavolta il cambiamento potrebbe accadere davvero.
Lo dico da tempo: il parassitaggio non si limita a farti stare male, ti porta a difendere ciò che ti imprigiona e ti fa scambiare la paura per intuizione. Ricorda sempre: più tu stai male, più loro mangiano.
La fuga viene giustificata come prudenza, l’immobilità come libertà di scelta e la voce dell’interferenza come una decisione tua. Mentre credi di esserti protetto, stai solo tornando nella stessa gabbia.
Vi mangiano vivi, ne abbiamo già parlato in un post recente e lo ribadisco.
Non sempre vi mangiano vivi attraverso eventi spettacolari o attacchi evidenti, a volte lo fanno convincendovi a dire di no proprio nel momento in cui avevate trovato una possibilità concreta per vedere, comprendere e iniziare a liberarvi.
Questo non significa che ogni ripensamento sia sbagliato. È legittimo cambiare idea, è legittimo decidere che un percorso non è adatto, è legittimo dire di no, ma una scelta lucida può essere spiegata.
Quando invece una decisione costruita con attenzione viene cancellata in pochi minuti, senza un fatto nuovo, senza un pensiero articolato e senza neppure la capacità di sostenere un confronto, vale la pena chiedersi: chi sta scegliendo davvero?
La parte cosciente che vuole liberarsi?
La paura?
Oppure tutto ciò che ha interesse a mantenere la persona esattamente dov’è?
Perché molte persone non sono ferme perché non hanno trovato una strada, sono ferme perché ogni volta che una strada diventa reale, la paura le convince a scappare.
Finché non vedranno questo meccanismo, continueranno a chiamare “scelta” ciò che, molto spesso, è soltanto una fuga ben mascherata.
Lorena Laurenti
Immagine generata con AI e rielaborata da Lorena Laurenti
