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LA FUFFA DEI MAESTRI SPIRITUALI


“Strano, però, che tanti Maestri dicano cose diverse…”

Ecco. Partiamo proprio da qui.

Se davanti a qualcosa che ti disturba la tua prima reazione è correre a nasconderti dietro quello che dicono i “Maestri”, forse il problema non è ciò che ho scritto io. Forse il problema è che hai ancora bisogno che qualcuno ti dica cosa pensare.

Io non chiedo a nessuno di credere a me.

Non mi interessa diventare il tuo nuovo guru, la tua nuova guida, la tua nuova autorità spirituale con la foto controluce e la frasetta sulla coscienza sotto al doppio mento.

Anzi, l’opposto: smettila di delegare la tua coscienza.

Ai Maestri.

Ai guru.

Alle guide.

Ai canalizzatori.

Ai gruppi spirituali.

Alle narrazioni comode.

Anche a me.

Perché se una verità regge solo perché l’ha detta qualcun altro, non è consapevolezza: è obbedienza.

La spiritualità vera non dovrebbe renderti più obbediente, dovrebbe renderti più lucido, più presente, più autonomo.

Capace di vedere con i tuoi occhi.

Invece molte persone entrano nella spiritualità per liberarsi e finiscono solo per cambiare padrone.

Prima obbedivano alla famiglia, alla società, alla religione, al senso di colpa, al “si è sempre fatto così”. Poi scoprono il mondo spirituale e iniziano a obbedire al Maestro, alla guida, alla canalizzazione, al “fratello stellare”, al gruppo, alla scuola, alla “verità superiore” raccontata con la voce morbida e due campane tibetane in sottofondo.

Bellissimo, ma sempre obbedienza è, solo con più palo santo.


Il problema è ancora più grosso quando chi si presenta come Maestro non si mette mai davvero in discussione. Oggi il mondo spirituale è pieno di persone che parlano di luce, amore, missione, risveglio, anime antiche, starseed, fiamme, guide e frequenze altissime, che però io vedo completamente parassitate, addotte, interferite, scollegate, prese.

E sai qual è il punto?

Non se ne accorgono.

O peggio: se ne accorgono e continuano lo stesso.

Perché mettersi davvero in dubbio fa paura. Fa crollare tutto.

Se hai costruito un’identità, un lavoro, un pubblico e un guadagno sul fatto che “canalizzi”, “senti”, “vedi”, “sei connesso”, come fai ad ammettere che forse non stai più canalizzando niente di pulito?

Che forse ciò che senti non è reale? Che forse la tua guida non è una guida ma un controllore? Che forse il tuo campo è compromesso? Che forse la tua anima non è nemmeno più lì? Che forse stai trasmettendo agli altri la stessa interferenza che ti sta usando?

Capisci perché molti non guardano?

Perché se guardassero davvero, dovrebbero fermarsi. E fermarsi significa perdere appuntamenti, corsi, clienti, fatturato, identità, riconoscimento, ruolo.

Molto più comodo continuare a dire “cara anima antica” e vendere la solita carezza spirituale a gente che non vuole davvero svegliarsi, ma solo sentirsi speciale dentro la propria prigione.

Io ho visto operatori perdere capacità reali e invece di chiedersi “che cosa mi è successo?”, correre a cercare una tecnica sostitutiva da vendere.

Ho visto persone che prima erano canali puliti continuare a lavorare anche quando non trasmettevano più nulla di pulito. Ho visto gente rendersi conto che qualcosa era crollato e scegliere comunque il fatturato. Poi magari vengono a spiegarti la luce.

Tesoro, no.

Io non mi definisco una Maestra, non mi interessa esserlo. Sono solo un’anima in cammino che ogni giorno lavora su di se.

Ogni giorno.

Non quando mi va. Non quando ho tempo. Non quando arriva la luna piena e posso farci un reel.

Ogni giorno controllo il mio campo, la mia presenza, la mia coscienza, la mia anima, le interferenze, i buchi, le ferite, gli irrisolti, gli automatismi, tutto ciò che può disturbare il mio lavoro. Se non sono nello stato giusto, mi fermo. Perché se metto le mani nel campo di un’altra persona, ho il dovere di sapere in che stato sono.

La mia sicurezza non nasce dal fatto che non mi metto mai in dubbio. Nasce dal fatto che mi metto in dubbio ogni cazzo di giorno.

Negli ultimi anni ci sono stati momenti pesantissimi a livello terrestre: movimenti di entità in massa, portali aperti, adduzioni collettive, attacchi di ogni tipo, interferenze diffuse.

Io stessa mi sono vista addotta, presa, interferita, colpita più volte. Questo non mi rende meno affidabile, mi rende più lucida.

Perché la differenza non è che io non vengo mai toccata, la differenza è che me ne accorgo.

A volte nel giro di mezz’ora, a volte al mattino, appena mi sveglio, se durante la notte è successo qualcosa.

Sento il buco. Sento che qualcosa non torna. Sento che il campo non è integro.

Controllo, pulisco, verifico, recupero, se necessario mi faccio controllare anche da persone di cui conosco davvero il livello.

Quanti Maestri fanno questo?

Quanti canalizzatori si svegliano la mattina e si chiedono davvero: “Sono ancora io?”

“La mia anima è presente?”

“Il mio campo è pulito?”

“Sto percependo davvero o sto trasmettendo un’interferenza?”

“Posso lavorare oggi o devo fermarmi?”

Pochissimi.

Molti non guardano nemmeno, perché se non contempli la possibilità di essere interferito, sei già vulnerabile. Se pensi “a me non può succedere”, sei già con un piede nella trappola e l’altro nella bio Instagram a scrivere “vibro alto”.

Io so cosa significa essere addotta.

So cosa significa avere entità addosso.

So cosa significa avere patti con entità pesanti.

So cosa significa essere interferita e dover recuperare pezzi di me.

So cosa significa essere bloccata da forme pensiero.

Non lo so perché l’ho letto in un libro, lo so perché l’ho attraversato sulla mia pelle. Ed è proprio per questo che oggi so entrare nel buio. So riconoscere quando una persona è addotta, parassitata, frammentata o manipolata. So tirarla fuori, quando è possibile, perché prima ho dovuto imparare a tirare fuori me stessa.

Negli ultimi tre, quattro anni il lavoro su di me è stato feroce. Quasi militare.

Ho lavorato ogni giorno per tappare buchi, sciogliere ferite, guardare irrisolti, pulire interferenze, recuperare parti, integrare pezzi, aumentare presenza, coscienza e controllo del campo.

Oggi molte cose avvengono quasi in automatico non perché io sia speciale o “arrivata”, e nemmeno perché ho la spilletta di anima primordiale col bollino dorato.

Bensì perché ci ho lavorato come una pazza.

Oggi non ho più bisogno di fare alcune cose di base che facevo fino a un anno fa, perché il mio sistema è molto più sveglio. La mia anima è molto più presente. Il mio campo reagisce prima, si riallinea prima, riconosce prima. Questo non è un dono caduto dal cielo, è il risultato di anni di lavoro quotidiano.

Certo, ho ancora tantissimo da vedere, sciogliere, comprendere, integrare.

Ma è proprio questo il punto: si vive per evolvere, non per fingere di essere già illuminati.

La vera spiritualità non è sentirsi sempre nel giusto: è avere il coraggio di fermarsi quando non sei in asse.

È saper dire: oggi non lavoro. Non tocco il campo di nessuno perché devo prima guardare me.

Questa cosa, nel mondo spirituale, la fanno in pochissimi.

Molti preferiscono continuare a vendere, a insegnare, a canalizzare, a fare sessioni, a chiamarsi Maestri mentre non controllano nemmeno se sono ancora liberi.

Quindi no, non mi impressiona che “tanti Maestri dicano altro”.

Mi interessa quanti di quei Maestri, prima di parlare, controllano davvero il proprio campo.

Quanti si mettono in dubbio, si fermano, ammettono un’interferenza e sanno riconoscere quando non stanno più vedendo pulito.

Perché se non ti metti mai in dubbio, non stai guidando nessuno, stai solo trasmettendo il tuo stesso inganno.

Infine, se senti subito il bisogno di difendere il tuo Maestro, forse non stai difendendo la verità, stai difendendo il recinto in cui ti senti al sicuro.

Un vero percorso non ti rende devoto, ti rende libero.

Se hai ancora bisogno che qualcuno pensi al posto tuo, non hai trovato la verità, hai solo cambiato padrone.


Lorena Laurenti

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