LINGUAGGI DI LUCE: PERICOLO O BENEFICIO?

Oggi moltissimi operatori spirituali parlano di “linguaggi di luce”.
Li usano nei video, nelle sessioni, nelle attivazioni, nei trattamenti energetici. Li accompagnano a gesti delle mani, simboli, codici, suoni, vocalizzi, parole non riconducibili a una lingua umana ordinaria.
Visto che anche nei miei video mi vedete spesso usare linguaggi, codici, vocalizzi e movimenti similari, credo sia importante fermarci un attimo e fare chiarezza.
Prima cosa: io non li chiamo “di luce”.
Il termine luce è molto fuorviante. Ne ho parlato anche nel post recente Guerrieri di luce, andate a guardarlo (sì, ti serve davvero leggerlo).
Quindi togliamo per un attimo questa etichetta romantica e chiediamoci: che cosa sono davvero questi linguaggi?
Nella maggioranza dei casi sono linguaggi non umani appartenenti ad altri popoli, civiltà, piani o memorie antiche, in sostanza reminiscenze di vite precedenti che fluiscono a livello inconscio. Possono essere anche forme sonore attraverso cui comunichiamo con il campo di coscienza universale. Parlo del campo di coscienza in cui siamo immersi e di cui facciamo parte, ma che spesso ignoriamo. Un campo di pura informazione e possibilità che contiene tutto. Questo campo non interagisce con noi attraverso parole razionali, bensì attraverso frequenze, simboli, suoni, immagini, vibrazioni.
Quando realizzo i miei codici personali, o quando nei video utilizzo linguaggi, vocalizzi e movimenti delle mani, lavoro proprio con questo: frequenze e informazioni che possono riconnettere la persona alla coscienza universale, sciogliere distorsioni, riportare ordine, liberare informazioni bloccate, aprire possibilità, ripulire interferenze.
Qui arriva il punto fondamentale: queste lingue, codici, frequenze, sono neutre.
Il linguaggio in sé non è buono, il codice in sé non è evolutivo, il suono in sé non è benefico. Parliamo di strumenti neutri. Come ogni strumento e tecnica possono essere usati per costruire o per distruggere, servire a guarire, riconnettere, liberare, armonizzare oppure per ad aprire passaggi, creare agganci, trasmettere interferenze, rafforzare programmi, inserire distorsioni.
La domanda vera quindi non è: “Che bello, che lingua parli?”
La domanda vera è: “Da dove sta operando quella persona mentre lo fa?”
Perché dove sta la tua frequenza, lì sta il tuo codice.
Non è un concetto difficile: io posso usare le mie parole per dire “sei fantastico, ti approvo” o “fai schifo, ti maledico”. In base a cosa voglio trasmettere formulo una frase e mi aggancio a una frequenza e, a volte, a egregore o entità. Ma le lettere, poverine, non hanno colpa.
Allo stesso modo accade con le frequenze energetiche: se l’operatore è pulito, presente, connesso, consapevole di ciò che sta facendo, quel linguaggio può diventare uno strumento potentissimo. Ma se l’operatore è parassitato, confuso, scollegato, invaso, manipolato o convinto di canalizzare “luce” mentre in realtà sta aprendo altro, allora anche il codice più affascinante può diventare un problema.
Non sempre c’è malafede perché non sempre l’operatore si rende conto di essere parassitato, addotto, con distorsioni e campo a brandelli. Di questo ne ho già parlato in tanti post (ne trovi qualcuno suggerito alla fine del post).
Questi codici, suoni, vocalizzi o parole possono essere inseriti in audio, video, meditazioni o altro, e spesso l’operatore non è neanche consapevole di cosa sta realmente trasmettendo.
“Arriva dalla mammina stellare.”
“Arriva dall’arcangelo che canalizzo.”
“Arriva dal maestro asceso della quinta luna di Orione bis.”
Magari pensa di aver creato qualcosa di profondo, mistico, evocativo. Lo chiama “linguaggio di luce” perché suona bene. Si sa, la luce piace a tutti e fa marketing.
Per fortuna il campo non mente. Se quel linguaggio nasce da uno stato disturbato, porta quell’impronta. Se viene creato in un periodo di parassitaggio, confusione, invasione o magia pesante, quella frequenza resta dentro il lavoro, e chi ascolta, soprattutto se è sensibile o aperto, può percepirlo come fastidio, nausea, mal di testa, contrazione, sfasamento, sensazione di apertura non presidiata. Se poi quella frequenza disturbata trova una porta aperta, lì l’aggancio è sicuro e inizia il rave party degli inferi.
Qualche giorno fa mi è capitato proprio di ascoltare una musica costruita con frequenze, suoni e parti vocali non umane. Tecnicamente era interessante. Alcune parti naturali, come fuoco e acqua, erano belle, vive, pulite, ma le parti vocali e codificate portavano tutt’altro. Sembravano una formula, un comando, un’apertura verso qualcosa di basso e disturbato.
La persona che ha creato quel brano non se n’è nemmeno resa conto. Lo ha composto in un periodo in cui la sua energia era molto compromessa, e quell’impronta è rimasta nel lavoro.
Ecco perché serve discernimento. Non basta ascoltare qualcosa perché è orecchiabile o “c’è scritto che fa bene”. Non basta fidarsi perché qualcuno dice che porta guarigione quantica.
Bisogna restare presenti, sempre, e farsi domande:
Che cosa sto facendo entrare nel mio campo?
Chi ha creato questo lavoro?
Da quale stato lo ha creato?
Che effetto mi fa davvero nel corpo?
Mi espande o mi contrae?
Mi radica o mi sfasa?
Mi porta presenza o mi annebbia?
Il corpo spesso capisce prima della mente (approfondisci con questo post).
Un linguaggio energetico può essere meraviglioso. Può guarire, liberare, riordinare, riconnettere, ma non perché è “di luce”. Perché è pulito. Perché è consapevole. Perché chi lo usa sa cosa sta facendo.
Il resto è solo estetica spirituale. E a volte, dietro una bella estetica spirituale, passa qualunque cosa.
Lorena Laurenti



