SEI UN GUERRIERO DI LUCE?
- Lorena Laurenti

- 1 minuto fa
- Tempo di lettura: 9 min

“Guerriero di luce” è una delle definizioni più abusate della spiritualità moderna.
Suona bene. Fa scena. Ti mette subito dalla parte giusta.
Non sei una persona confusa, ferita, piena di programmi, condizionamenti, magari pure interferenze e traumi accumulati da questa vita e da altre vite. No, sei un guerriero. E non un guerriero qualsiasi: un guerriero di luce! Wow.
Però, prima di scrivere “guerriero di luce” nella bio di Instagram o di Facebook, forse bisognerebbe fermarsi un attimo e farsi due domande molto semplici: che cos’è la luce?
E: chi ti ha detto che devi combattere?
Io ne aggiungerei una terza: sei sicuro di sapere cosa stai servendo?
Il problema non è nemmeno la parola “guerriero”, ma tutto il pacchetto che ci è stato costruito sopra. Luce, missione, risveglio, bene, amore, ascensione, vibrazione alta, Nuova Terra, salvezza dell’umanità, lotta contro il buio. Un minestrone spirituale in cui è stato buttato dentro di tutto, senza più distinguere niente.
Una delle immagini più famose è quella del guerriero della luce inteso in senso poetico: l’essere umano che affronta il proprio cammino, cade, si rialza, segue il cuore, cerca il senso, attraversa le prove della vita senza perdere la fede in qualcosa di più grande.
Questa, tutto sommato, è ancora la versione meno pericolosa. È simbolica, romantica, narrativa.
Il problema nasce quando una parola poetica diventa un’identità spirituale. A quel punto non stai più usando un’immagine per raccontare un percorso interiore: stai indossando un ruolo. Questo, nella spiritualità, può diventare una gabbia molto più raffinata di tante altre.
Poi arriva tutto il filone lightworker, starseed, operatori di luce, guerrieri galattici, anime in missione, prescelti venuti qui per aiutare l’umanità, alzare la vibrazione della Terra, ancorare la luce, sostenere l’ascensione, portare avanti il piano della Nuova Terra.
Cambiano le parole, ma la struttura è quasi sempre la stessa: sei speciale, sei qui per una missione, devi servire la luce, devi aiutare l’umanità, devi combattere il buio, devi alzare la vibrazione del pianeta.
Qui bisogna fermarsi.
Quando qualcuno ti dice che sei speciale, scelto, necessario e in missione, non dovresti emozionarti subito come se ti avessero consegnato la spada laser del risveglio. Dovresti chiederti: chi mi sta dando questa missione? Da dove arriva questa luce? A cosa mi collega? Mi rende più cosciente o più obbediente? Mi rende più libero o più arruolabile?
Mi porta presenza o mi gonfia l’ego spirituale?
La falsa luce non arriva dicendoti “ciao, sono il buio e voglio manipolarti”.
Troppo facile.
La falsa luce arriva dicendoti che sei importante. Che sei diverso dagli altri. Che sei qui per salvare il mondo. Che hai una missione. Che sei dalla parte giusta. Che devi fidarti delle guide e, soprattutto, che devi servire il piano.
E tu, mio piccolo essere bisognoso di identità e conferme, ci caschi. Finalmente qualcuno dà un senso al tuo dolore, alla tua diversità, alla tua solitudine, al fatto che ti sei sempre sentito fuori posto.
Eh, lo so. Ci sono cascata pure io e ci sono rimasta dentro per diversi anni prima di svegliarmi col botto e mandare tutti a fanculo.
Bisogna anche parlare della radice più profonda di tutta questa storia: la religione.
Per secoli siamo stati educati a pensare che luce significhi bene e buio significhi male.
Dio è luce. Il paradiso è luce. Gli angeli sono luce. La salvezza è luce. La verità è luce.
Mentre il diavolo è tenebra. L’inferno è buio. I demoni sono oscurità. Il male vive nell’ombra.
Questa struttura ce l’hanno infilata così profondamente nel c… campo, nel linguaggio, nell’immaginario e nella paura, che anche moltissime persone all’apparenza libere, continuano a ragionare con la stessa mappa interiore. Molti credono di essersi liberati dalla religione, ma hanno solo cambiato vocabolario al catechismo.
Non dicono più Dio, dicono Fonte. Non dicono più paradiso, dicono quinta dimensione.
Non dicono più angeli, dicono guide. Non dicono più salvezza, dicono ascensione. Non dicono più peccato, dicono bassa vibrazione. Non dicono più diavolo, dicono oscurità.
La struttura è la stessa: luce uguale bene, buio uguale male.
Questa è una delle trappole più grosse, perché a livello universale questa divisione non regge. Anzi, non significa un cazzo.
A livello universale non esistono né luce né buio. Esiste l’energia. E l’energia è neutra.
L’unica cosa che conta, è come viene usata. Conta il livello di coscienza di chi la muove, l’intenzione, l’effetto che produce. Conta se viene usata per liberare, chiarire, oppure per prendere, manipolare, agganciare, prosciugare.
Non puoi stabilire che qualcosa sia buono solo perché appare luminoso, né che qualcosa sia cattivo solo perché appare oscuro. Puoi trovare un angelo stronzo e un demone che, se può, ti dà una mano.
Sì, ho scritto proprio questo.
Il punto non è la forma, è la coscienza.
Esistono entità consapevoli ed entità inconsapevoli. Entità che si nutrono della tua energia ed entità che non lo fanno. Esseri che ti aiutano ed esseri che ti usano. Razze aliene più o meno evolute, più o meno predatrici, più o meno manipolatorie. Esistono angeli con zero empatia e demoni che desiderano aiutare gli altri.
Vale per tutto. Il colore della confezione non ti dice cosa c’è dentro.
Una cosa può brillare tantissimo ed essere profondamente predatoria. Un’altra può apparire scura e non avere nessuna intenzione di farti del male.
Se la tua spiritualità si basa ancora su “luce bene, buio male”, non sei illuminato. Stai solo usando una fiaba religiosa con parole nuove.
Qui entra anche tutto il discorso della vibrazione.
Nella spiritualità moderna si confonde di continuo la vibrazione con l’evoluzione, la luce con il bene e l’energia alta con la consapevolezza. In realtà sono cose diverse.
La vibrazione è un parametro tecnico. Riguarda la frequenza, la densità, la compatibilità energetica di un piano, di un pianeta, di un corpo, di un campo.
Attualmente la Terra vibra già in 6D, non ha necessità di crescere di vibrazione, sono gli esseri umani a essersi fermati a un livello di 3D.
I pianeti cambiano ciclicamente la loro frequenza, è un fenomeno naturale.
La coscienza è un’altra cosa. Essere connessi alla coscienza universale non significa “vibrare alto” come slogan da post con lo sfondo di un cherubino. Significa la capacità di restare connessi al campo. Significa tornare a quello stato in cui sei individuo, ma sei anche “tutto”. Non sei più chiuso soltanto dentro la mente, il corpo, la personalità, la storia, il trauma, il ruolo. Significa sentire che la vita ti attraversa in ogni istante, e il “tutto” non è un’idea, ma un’esperienza reale e continua.
Questo è risveglio.
La coscienza universale non è luce, è energia, informazione.
Poi, certo, possiamo percepirla come luce, suono, vibrazione, espansione, silenzio, presenza, vuoto, pienezza, ma queste sono solo forme attraverso cui la mente prova a spiegarla. Dire che la coscienza è luce è già ridurla a un simbolo umano.
Poi, quando riduci tutto a “luce” inizi a fare confusione.
Per esempio: moltissime persone sono convinte che alcune razze aliene siano buone perché vibrano molto alto, appaiono luminose, parlano di amore, pace, evoluzione, ascensione.
Prendiamo i Pleiadiani (c’è anche il post dedicato).
Nella spiritualità new age vengono spesso raccontati come esseri meravigliosi, luminosi, evoluti, pieni d’amore, guide dell’umanità, fratelli cosmici venuti ad aiutarci nel risveglio. Peccato che siano tra le razze più infide e manipolatorie con cui abbiamo a che fare. Sì, vibrano altissimo, ma è solo un dato tecnico. Possono avere tecnologia enorme, possono apparire belli, raffinati, luminosi, spiritualmente impeccabili.
Comunque sono stronzi cosmici.
La vibrazione non è una patente morale. Una razza può abitare una dimensione altissima e avere una consapevolezza bassissima. Può essere tecnologicamente evoluta, potente, raffinata, e usare tutto questo per manipolare, prendere, controllare, sperimentare.
La spiritualità moderna questa cosa non la contempla, perché confonde altezza di piano con evoluzione interiore.
Puoi vibrare altissimo ed essere inconsapevole.
Puoi brillare moltissimo ed essere predatorio.
Puoi parlare di amore universale e intanto nutrirti dell’energia degli altri.
Puoi presentarti come guida e fregare anime.
Quando ti approcci a tutto questo, dovresti chiederti:
Mi rende più libero o più dipendente?
Più lucido o più obbediente?
Più presente o più dissociato?
Più integro o più agganciato?
Più capace di vedere o più disposto a credere?
Una falsa luce ti rende più obbediente.
Poi ci sono gli altruisti.
“Io sono qui per alzare la vibrazione della Terra.”
“La mia missione è aiutare gli altri.”
“Faccio l’operatore perché è il mio scopo di vita.”
Immaginate la mia faccia.
Come detto prima, la Terra negli ultimi tre anni è salita in 6D mentre gli esseri umani non stanno al passo.
Non sei tu che stai alzando la vibrazione della Terra: è la Terra che sta cercando di alzare te. Tu ti opponi perché sei pieno di programmi, paure, blocchi, interferenze, traumi, automatismi, parassitaggi, pensieri ripetitivi, attaccamenti e strutture vecchie.
Se per “alzare la vibrazione” intendiamo portare più presenza, più consapevolezza, più responsabilità, più integrità nel campo umano, il concetto può anche avere senso in modo metaforico, ma allora usiamo le parole giuste. Non stiamo parlando di vibrazione tecnica, stiamo parlando di crescita interiore. Chiamare tutto vibrazione è comodo, ma crea solo confusione.
Serve discernimento, e il discernimento non nasce dal dire “sono un guerriero di luce, nasce dal guardare tutto, anche ciò che non vuoi vedere.
Qui arriva un altro punto fondamentale: nessuno è solo “luce”. Nessuno.
Se hai attraversato tante incarnazioni, se sei una cosiddetta “anima antica”, se hai vissuto esperienze in mondi, tempi, corpi, ruoli e piani diversi, allora non hai fatto solo cose belle.
Probabilmente hai ferito, tradito, abbandonato, causato dolore, ucciso, violato, imprigionato. Hai fatto esperienze che oggi chiameresti orribili.
Ti vedo, stai lì a scuotere la testa e dire “io mai farei una cosa simile, mai!”. Invece l’hai fatta e probabilmente è il motivo per cui oggi hai tutti questi problemi… ma di questo parleremo un’altra volta.
In ogni caso, ricordare di essere stato carnefice non significa giustificare il male sul piano incarnato. Se qualcuno ti uccide, ti violenta, ti manipola, ti distrugge la vita, per te quello è male eccome. La responsabilità esiste. Il dolore esiste. La vittima ha tutto il diritto di chiamare violenza la violenza. Ma se allarghiamo lo sguardo al percorso dell’anima, dell’esperienza, della dualità, della coscienza che attraversa ogni possibilità, allora questa divisione infantile tra “io sono luce” e “gli altri sono buio” non sta più in piedi.
Tutti siamo stati tutto.
Se credi di non aver mai fatto male, nemmeno in una vita passata, non sei puro, sei smemorato.
Il punto è diventare abbastanza cosciente da vedere anche le parti che oggi non vorresti riconoscere come tue. Il vero risveglio non è sentirsi luminosi, è smettere di raccontarsi favole.
Molti cosiddetti guerrieri di luce, invece, usano la spiritualità per non guardare tutto questo. Combattono il buio fuori perché non vogliono vedere il buio dentro. Parlano di missione perché non vogliono sentire la propria ferita. Vogliono salvare gli altri perché non sanno ancora come salvare sé stessi. Si riempiono di parole enormi perché il silenzio li costringerebbe a vedere dove sono ancora prigionieri.
Qui ritorna l’affermazione: “La mia missione è aiutare gli altri”.
Bellissimo. Però spesso dietro c’è: “Io voglio salvare me stesso, ma non riesco a guardarmi direttamente, quindi provo a farlo attraverso gli altri”.
Gli altri, il cliente, il mondo, l’umanità, diventano lo specchio. Così ti costruisci una missione enorme pur di non guardare la tua prigione personale.
Il miglior aiuto che puoi dare all’umanità non è autoproclamarti salvatore, lightworker, starseed, guerriero di luce o ambasciatore della Nuova Terra, bensì cominciare a lavorare davvero su di te.
Ogni automatismo che sciogli toglie nutrimento al sistema.
Ogni programma che vedi ti rende meno manipolabile.
Ogni interferenza che smetti di alimentare cambia qualcosa nel campo.
Ogni blocco che attraversi libera energia.
Ogni pezzo di te che recuperi aumenta la tua presenza.
Ogni volta che smetti di reagire da trauma e inizi a scegliere da coscienza incarnata, qualcosa cambia.
Prima in te, poi nel campo attorno a te. E sì, questo aiuta anche il pianeta. Una persona integra e presente smette di essere manipolabile. Non è più una pedina cieca dentro il sistema.
Vuoi aiutare il mondo? Inizia a non essere più utilizzabile.
Vuoi servire qualcosa di vero? Smetti di servire i tuoi programmi.
Vuoi combattere? Comincia da ciò che, dentro di te, ti tiene addormentato.
Il primo passo?
Auto-osservarti ogni giorno.
Guarda come funziona la tua mente. Guarda dove scappi. Guarda quali scuse ripeti. Guarda cosa ti fa reagire. Guarda cosa giudichi negli altri. Guarda quali ferite continui a proteggere senza nemmeno accorgertene. Guarda dove usi la spiritualità per non sentire.
Guarda dove chiami “missione” quella che in realtà è fuga.
La mente non è cattiva, cerca solo di proteggerti. Il problema è che spesso ti protegge proprio dall’unica cosa che potrebbe liberarti: vedere cosa c’è sotto.
Sotto la luce, il ruolo, il servizio, ci sono traumi, programmi, blocchi, patti, interferenze, memorie di questa vita e di altre vite, dolore non elaborato, potere usato male, colpa, rabbia, paura, bisogno di essere visto, di essere speciale, di dare un senso a tutto ciò che hai vissuto.
Più sei “antico”, più roba hai accumulato.
Il vero lavoro non è proclamarti guerriero, imparare una tecnica o canalizzare entità, è smontarti per tornare intero.
Poi esistono anche guerrieri reali. Esseri che combattono davvero. Attualmente lo fanno anche per aiutare noi, umani addormentati. Ogni giorno affrontano strutture, entità, interferenze, sistemi di controllo. Fanno lavori durissimi e non si mettono un titolo addosso né danno finti messaggi di amore e speranza. Loro agiscono anche se sono invisibili. Anche senza avere un “grazie”.
Puoi farne parte anche tu, ma non perché hai deciso di essere un guerriero di luce.
Si apre questa possibilità quando hai abbastanza presenza, lucidità, forza, discernimento e consapevolezza. Quando avrai smontato la tua gabbia e potrai combattere senza portartela addosso.
Prima devi chiederti:
Dove sono ancora inconsapevole?
Dove sto ancora mentendo a me stesso?
Dove sto usando la spiritualità per non guardare il dolore?
Dove chiamo intuizione quella che è paura?
Dove chiamo missione quella che è fuga?
Dove sto cercando di salvare gli altri perché non riesco ancora a salvare me?
Da lì inizia qualcosa di vero.
Non dalla luce, dalla coscienza.
Lorena Laurenti


