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MANIPOLAZIONE SPIRITUALE


Negli ultimi tempi mi capita sempre più spesso di incontrare una forma di spiritualità che, a prima vista, sembra molto alta, molto evoluta, molto “oltre”. Ti dice che tutto è Uno. Che non esiste nulla fuori di te. Che ogni persona, ogni evento, ogni relazione, ogni nemico, ogni ferita, ogni predatore è solo una tua creazione. Che se fai ancora distinzioni tra bene e male, luce e buio, vittima e carnefice, predatore e predato, allora sei ancora nella dualità e, ovviamente, dormi. Non hai capito e non sei sveglio.

Sembra spiritualità elevata con termini ricercati. In realtà, spesso, è manipolazione spirituale.


Sì, a un livello molto alto, molto ampio, molto lontano dalla forma individuale, tutto torna alla Fonte. Tutto esiste dentro un campo più grande, tutto appartiene a una matrice comune, tutto partecipa a un’esperienza più vasta della singola identità umana. Questo però non significa che, mentre sei incarnato, le differenze non esistano più. È qui che la spiritualità deviata crea il disastro.

L’anima ha creato l’universo per sperimentare la forma. Si incarna per entrare in un corpo, in una storia, in un’esperienza, in un ruolo, in una relazione, in una polarità. Viene qui per attraversare qualcosa da dentro, non per ripetersi che tanto “tutto è Uno” mentre la vita le passa sopra.

Se sei incarnato, il piano della forma conta. Conta il corpo, il dolore, il confine, la scelta, l’abuso, la manipolazione, il predaggio, ciò che fai e ciò che subisci, ciò che ti appartiene e ciò che non ti appartiene. Dire “tutto è Uno” non lo cancella. Lo può includere, certo. Lo può guardare da un piano più alto, ma non lo cancella.

Il problema nasce quando una verità di livello altissimo viene buttata dentro la vita quotidiana come una coperta per coprire tutto. Se una persona ti manipola, “sei tu”. Se qualcuno ti distrugge, “sei tu”. Se un’entità ti parassita, “sei tu”. Se un sistema ti svuota, “sei tu”. Se un predatore ti prende energia, anima, coscienza, “sei tu che lo hai creato”. Se riconosci il male, “sei nel giudizio”. Se metti un confine, “sei nella paura”. Se dici no, “sei ancora separato”. Se distingui il predatore dal predato, “sei nella dualità”.

No, col cazzo. Questa non è evoluzione: è il modo più elegante per disattivare il sistema immunitario spirituale di una persona.

Se non puoi più distinguere nulla, non puoi più difenderti da nulla. Se tutto è te, allora nessuno ti sta facendo niente. Se tutto è una tua creazione, allora non esistono più responsabilità, aggressione, manipolazione, predaggio. Se ogni cosa deve essere abbracciata perché “fa parte di te”, allora anche la gabbia diventa sacra.

Così resti fermo.

E chi mangia se resti fermo? Indovina un po’. Sì, sempre quelli.

Allora dovresti chiederti: “Chi è che ha inventato questa spiritualità deviata?”

E anche: “Ma quelli che ne parlano con convinzione, sono davvero integri o vengono usati per circuire altri?”

Una spiritualità che ti impedisce di distinguere non ti porta oltre il duale: ti rende solo più facile da predare.

Lo stesso vale per il piano materiale. C’è chi dice: “Se non ti piace il piano materiale, ti stai guardando con gli occhi dell’ego”.

Anche qui, dipende. Se rifiuti del tutto l’incarnazione, se disprezzi il corpo, la materia, la vita quotidiana, le relazioni, il denaro, il cibo, il piacere, allora sì: forse non stai abitando davvero l’esperienza che sei venuto a fare. Ma se il piano materiale ti pesa perché vivi in un sistema malato, predatorio, iperstimolante, manipolatorio, pieno di gabbie, di abusi, di automatismi e di strutture create per spegnerti, non è in automatico ego. A volte è lucidità, a volte dolore, a volte stanchezza, a volte il tuo campo che si accorge che qualcosa non va.

Dire a una persona “sorridi e abbraccia tutto, perché è tutta una tua creazione” può sembrare spirituale, ma può diventare una forma di gaslighting cosmico. Magari quella persona deve imparare a dire no, a smettere di alimentare una dinamica, a riconoscere che quello che la sta consumando non è amore, non è esperienza evolutiva, non è una sua creazione da benedire, ma una gabbia da vedere e rompere. Alcune cose vanno riconosciute, attraversate e lasciate. Altre vanno fermate. Altre ancora vanno combattute.


Qualche giorno fa una persona mi ha scritto che, siccome parlavo di predaggio, parassitaggio, anime prese, sistemi di controllo e manipolazioni, allora evidentemente non ero sveglia. Secondo lui ero nella separazione, nella divisione, nella dualità. Il punto è interessante, perché questa è esattamente la trappola.

Chi parla così spesso crede di essere molto oltre. Crede di aver superato il bene e il male, il bianco e il nero, il predatore e il predato. Crede di essere creatore della propria realtà, di sapere chi è, di essere uscito dal gioco. Quando in realtà ha solo accettato un’altra programmazione. Più raffinata, più spirituale, più luminosa in apparenza. Una programmazione che non gli dice “non guardare”, ma “non c’è niente da guardare”. Non gli dice “sei prigioniero”, ma “la prigione sei tu, quindi amala”.

Così la persona non guarda i propri traumi, le ferite, le dipendenze, né chi la manipola, la preda o le installa distorsori. Resta ferma. Tanto è tutto Uno. Tanto è tutto lei. Tanto non esiste nulla fuori. Intanto continua a essere svuotata.


Il falso risveglio non ti fa dormire come prima: ti fa dormire credendo di essere sveglio.


Attenzione, perché la visione alta non è sbagliata: è il modo in cui viene usata a essere pericoloso.

Sì, tutto ritorna alla Fonte, ma mentre sei qui, tu non sei “tutto” in modo generico e indistinto. Sei un essere incarnato, con un corpo, un campo, una coscienza, una storia, un’anima, un’esperienza precisa. La tua anima non viene qui per dire “sono tutto” e dissolvere ogni distinzione prima ancora di aver sperimentato qualcosa. L’anima vuole provare la dualità. Vuole vedere cosa succede quando ama, quando perde, quando sceglie, quando sbaglia. Vuole essere bene e male e sentire la differenza. Vuole capire cosa si prova a dire no, a mangiare, a bere, a stare nella materia.

Se tu cancelli tutto questo troppo presto con una frase tipo “ma siamo tutti Uno”, non stai ascendendo: stai saltando l’esperienza.

Questa non è evoluzione, è fuga spirituale.

Ed è anche la spiritualità perfetta per i sistemi di predaggio, perché se una persona non distingue più, non si difende più. Se il predatore è “una sua parte”, non lo riconosce. Se l’abuso è “una sua creazione”, non esce. Se la manipolazione è “una proiezione”, non la smonta. Se l’entità è “un riflesso”, non la caccia. Se il dolore è “ego”, lo ingoia.

Capisci quanto è comodo?

Non serve più controllarti con la forza, se riescono a convincerti che ogni cosa che ti controlla sei tu.

La vera spiritualità non ti chiede di restare nella separazione, certo, ma non ti chiede nemmeno di diventare cieco. Al contrario, ti invita a vedere meglio: il piano umano e quello animico. La materia e l’energia. La ferita e la possibilità. La responsabilità tua e quella dell’altro. La parte che ti appartiene e quella che ti sta usando. Il dolore che devi attraversare e la gabbia da cui devi uscire. L’unità vera non cancella il discernimento: lo rende necessario.


Non pensare che le interferenze siano solo qui, che il predaggio sia un’esclusiva dei mondi a bassa vibrazione. Più sali di livello, più devi essere capace di distinguere. Questo implica sapere dove sei, con chi sei, cosa sta accadendo, cosa stai alimentando e cosa devi smettere di nutrire.

Il discernimento è il sistema immunitario della coscienza.


La prossima volta che qualcuno ti dice che se riconosci un predatore sei ancora nella dualità, fermati un attimo.

Una spiritualità che ti toglie la capacità di vedere il pericolo non ti libera.

Ti prepara a consegnare il collo.


Lorena Laurenti


Immagine generata con AI e rielaborata da Lorena Laurenti

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