LILITH
- Lorena Laurenti

- 2 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 2 lug

LILITH NON È CAOS.
LILITH È POTERE.
Ogni volta che qualcuno usa l’archetipo di Lilith per indicare una donna impulsiva, emotivamente instabile, distruttiva o incapace di governarsi, mi metto a ridere.
Quella non è Lilith.
Quella è, al massimo, una donna ferita che usa il nome di Lilith per giustificare la propria reazione.
Lilith è un’altra cosa.
Non è la tempesta che non sa dove andare, è colei che sa dirigere la tempesta.
Non è una donna in balia delle emozioni, è una donna che ha attraversato talmente tanto buio da non confondere più ogni movimento interiore con una verità assoluta.
Lilith non è “caos femminile”.
Lilith è comando.
È la donna che non ha bisogno di essere approvata per esistere.
È la donna che sa schierarsi.
È la donna che sa usare il potere senza chiedere scusa per il fatto di averlo.
Non è buona nel senso addomesticato del termine. Non è “dolce” perché il mondo possa sentirsi al sicuro. Non è giusta perché segue le regole di qualcuno.
È giusta perché vede dove sta la linea, e quando decide da che parte stare, si muove.
Lilith non appartiene né alla luce né all’ombra nel modo infantile in cui molte persone dividono ancora il mondo. Lei conosce entrambi i territori. Ha contatti nei piani alti e nei piani bassi. Sa parlare con figure che altri non oserebbero nemmeno nominare. Sa muoversi tra alleanze, potere, desiderio, strategia e guerra senza perdere sé stessa.
In questo senso Lilith è profondamente femminile, ma anche profondamente completa.
Incarna qualità che il mondo ha voluto attribuire soprattutto agli uomini: comando, lucidità politica, strategia, freddezza, capacità di trattare con forze diverse, di leggere il campo, di usare le situazioni a proprio favore… ma in tutto questo non cancella il femminile. Lo amplifica.
Lilith non rinuncia al piacere per essere rispettata, alla sessualità per essere credibile, alla bellezza per essere potente, al desiderio per essere spirituale.
Lei è dove vuole.
Fa ciò che vuole.
Risponde solo a chi riconosce come degno di attenzione.
È disponibile, gentile, presente, persino generosa quando vede impegno reale, verità e volontà di crescita, però, se provi a usarla, manipolarla, ridurla, possederla o spiegarle chi dovrebbe essere, ti manda a fanculo in un secondo.
Non perché sia emotivamente instabile, perché è libera.
La libertà di Lilith non è ribellione adolescenziale: è sovranità.
Non è “faccio quello che voglio perché sono ferita”.
È: “Sono padrona del mio campo, della mia energia, del mio corpo, del mio potere e delle mie alleanze”.
Questa è la parte che molti non sopportano.
Non la sua rabbia, non la sua sensualità, non la sua ombra…
La sua indipendenza.
Lilith fa paura perché non può essere governata da chi ha bisogno di incasellare il femminile in due categorie: la donna buona che rassicura e la donna pericolosa che va corretta.
Lilith non rientra in nessuna delle due.
Non è Eva. Non è la strega cattiva. Non è la donna isterica. Non è la musa del maschio ferito.
Non è l’incubo del patriarcato da usare nei post motivazionali per “fratelli caduti”.
Lilith è una figura intera.
Può amare, combattere, desiderare, proteggere, distruggere, negoziare, godere, comandare, scegliere.
E soprattutto può andarsene, senza chiedere assoluzione.
Forse è questo che ancora oggi molti non riescono a perdonarle: non il fatto che sia stata troppo emotiva, ma il fatto che non sia mai stata di nessuno.
Lorena Laurenti


