LO FACCIO NEL WEEKEND

“Questo esercizio lo faccio nel weekend, quando ho più tempo.”
Ogni volta che sento una frase del genere mi chiedo perché mi ostino a voler ancora aiutare la gente.
Sia chiaro, tutti abbiamo giornate piene, e un lavoro profondo non può richiedere uno spazio particolare, ma il problema è un altro.
Perché continuiamo a considerare la nostra parte spirituale qualcosa da fare quando avanza tempo?
Lavoro, spesa, casa, figli, messaggi, appuntamenti, serie TV, social. Tutto sistemato? Perfetto. Adesso, se non sono troppo stanca, posso dedicare dieci minuti anche a me. Magari nel weekend.
È esattamente qui che c’è qualcosa da scardinare.
Tu mangi ogni giorno.
Non dici: “Questa settimana sono molto impegnata. Mangio domenica”.
Bevi ogni giorno.
Ti lavi.
Dormirai, magari male e troppo poco, ma prima o poi il corpo ti costringerà a farlo. Perché sai che il corpo fisico ha bisogno di essere nutrito, idratato, pulito, riposato.
E la tua parte energetica? Quella, stranamente, dovrebbe arrangiarsi.
Tanto c’è.
Tanto funziona da sola.
Tanto oggi non ho tempo.
Domani recupero.
Sabato faccio mezz’ora di meditazione e siamo a posto.
No. Perché noi non siamo fatti soltanto di carne. Eppure siamo stati educati a vivere come se lo fossimo.
Per moltissimo tempo la spiritualità occidentale ha avuto persino un giorno assegnato: la domenica. Una volta si andava a messa. Oggi magari si fa meditazione. È cambiato il rito, ma non è cambiata la struttura mentale: la vita è una cosa. La spiritualità è un’altra.
Una è quotidiana. L’altra si fa quando c’è tempo.
E poi ti stupisci se non riesci a capire se sei integro? Se hai parassiti addosso? Se c’è anima? Se non vedi niente in astrale?
La tua presenza non dovrebbe essere un’attività extracurricolare. La capacità di ascoltarti non dovrebbe cominciare soltanto quando hai sistemato tutto il resto. Il rapporto con la tua energia non dovrebbe essere qualcosa che recuperi nel weekend.
Se non riesci a trovare dieci minuti nella normalità della tua giornata per fermarti, percepire, ascoltarti, ripulirti, tornare presente, come pensi di riuscire a mantenere presenza quando la situazione diventa difficile?
Come pensi di accorgerti quando qualcosa dentro di te cambia?
Come pensi di riconoscere ciò che ti appartiene e ciò che non ti appartiene?
Come pensi di sostenere lavori più profondi se la tua parte energetica esiste per te soltanto il sabato pomeriggio?
Attenzione: non sto dicendo che devi aggiungere un altro obbligo.
“Cazzo, devo fare anche i miei dieci minuti spirituali, che palle.”
Se diventa questo, abbiamo già perso.
Tu non mangi soltanto perché qualcuno ti ha ordinato di nutrirti. Mangiare può essere piacere. Un buon piatto ti nutre e allo stesso tempo ti fa stare bene.
Un bagno caldo non è soltanto “lavare il corpo”. Può essere un momento meraviglioso.
Dormire in un letto comodo non è una punizione imposta dall’organismo. È piacere, riposo, ritorno a te.
E allora perché il nutrimento della tua parte spirituale dovrebbe essere una cazzo di incombenza?
Dovrebbe diventare qualcosa che hai piacere di fare per te.
Dieci minuti di silenzio.
Una pratica di pulizia.
Un esercizio percettivo.
Respirare.
Ascoltare il corpo.
Stare fermo senza riempire immediatamente ogni spazio.
Fare qualunque cosa ti permetta di tornare presente.
Non perché devi diventare illuminato o devi essere “bravo”, solo perché ti fa bene.
Facciamo un test. Prova a non mangiare per tre giorni, poi dimmi come stai.
Ora pensa alla parte energetica.
Tre giorni. Una settimana. Un mese. Dieci anni. Trent’anni passati senza ascoltarla, senza nutrirla, senza percepirla, mentre tutta la tua attenzione viene assorbita dall’esterno. Poi, un giorno ti senti vuoto, scollegato, esausto, confuso e cerchi qualcuno che con una seduta sistemi tutto.
Non funziona così.
Un riequilibrio può aiutarti. Un percorso può mostrarti molte cose. Qualcuno può accompagnarti, ma nessuno può essere presente al posto tuo.
La spiritualità non è ciò che fai quando hai finito di vivere, è uno dei modi in cui vivi.
Ogni cazzo di giorno.
Quando smette di essere un dovere e diventa qualcosa che ami concederti, forse finalmente smette anche di essere “la meditazione del weekend”.
A quel punto diventa parte di te e un gesto di amore per te stesso.
Lorena Laurenti



